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Benefici e rischi dell'attività sportiva...



Benefici e rischi dell'attivita' sportiva. Un nuovo paradosso?


L'esercizio fisico sembra essere al centro di un nuovo paradosso scientifico, dopo quello francese, il paradosso dello sportà. Infatti, a seconda di come viene svolto, esso puo' essere sia potente arma preventiva che causa di patologia. Cosi', se una corretta attivita' sportiva migliora la qualita' della vita e contribuisce a ridurre la morbilita' e la mortalita' per cardiovasculopatie, tumori e numerose malattie cronico-degenerative, un esercizio fisico incongruo altera il normale bilancio ossidativo, predisponendo all'invecchiamento precoce alle cosiddette patologie da stress ossidativo, dall'ictus cerebrale all'infarto del miocardio, dal diabete mellito all'obesita', dal morbo di Parkinson alla malattia di Alzheimer, dal morbo di Crohn all'artrite reumatoide, dall'AIDS al cancro, e cosi' via.
Lo stress ossidativo e' una particolare condizione indotta da un'accentuazione in senso pro-ossidante dell'equilibrio dinamico fra processi ossidativi e antiossidanti che hanno luogo continuamente in ogni cellula, quale espressione fisiologica delle complesse trasformazioni biochimiche del metabolismo terminale. Questa condizione di squilibrio si estrinseca sostanzialmente attraverso l'accentuazione della perossidazione dei substrati organici (lipidi, amminoacidi, proteine, nucleotidi, etc.) da parte delle specie reattive dell'ossigeno (ROS).
Nel corso dell'attivita' fisica, i processi perossidativi interessano sia le fibre muscolari scheletriche in attiva contrazione che la matrice extracellulare. Pertanto, le conseguenze del danno ossidativo si ripercuotono non solo sul muscolo (predisposizione alle lesioni traumatiche, flogistiche e da overuse) ma anche sul tessuto connettivo dell'apparato locomotore (flogosi articolari e periarticolari, tendiniti, borsiti) e sulle cellule ematiche eventualmente migrate o stravasate. A questo proposito, sono ben note le lesioni a carico delle membrane dei leucociti (con conseguente riduzione dell'efficacia delle difese immunitarie e maggiore predisposizione alle malattie infettive) e degli eritrociti (emolisi con conseguente riduzione della capacita' di trasporto dell'ossigeno al sistema muscolo-scheletrico).
Ognuno di questi eventi puo' provocare, direttamente o indirettamente, una riduzione delle prestazioni sia in soggetti che prendono parte a normali programmi di fitness sia in atleti professionisti.
Sulla base di tali evidenze, appare chiaro che chiunque pratichi attivita' sportiva con regolarita' ed impegno dovrebbe sottoporsi periodicamente ad una valutazione dello stress ossidativo, allo scopo di ottimizzare e personalizzare il proprio programma di allenamento e, eventualmente, raggiungere migliori prestazioni grazie ad una migliore comprensione della propria fisiopatologia muscolare, senza correre i rischi delle lesioni da radicali liberi.
Poich� lo stress ossidativo negli atleti e' sempre la risultante di un'aumentata produzione di specie chimiche reattive e/o di una compromissione delle difese antiossidanti, qualsiasi valutazione dovrebbe tener conto di ambedue le componenti patogenetiche. Il d-ROMs test (Diacron International, Grosseto) nel panorama delle opzioni attualmente disponibili per la valutazione dello status pro-ossidante, e' senza dubbio il piu' idoneo da praticare negli sportivi.
Esso, infatti, come dimostrano le numerose evidenze finora accumulatesi, consente di valutare il livello dei metaboliti reattivi dell'ossigeno (ROM) e, in particolare, la concentrazione degli idroperossidi e delle cloroammine nel siero, nel plasma o nel sangue intero.
I risultati degli studi finora condotti indicano che coloro i quali praticano regolarmente attivita' fisica, sia a livello amatoriale che professionale, presentano un livello di ROM generalmente inferiore a quello individuato nella popolazione generale di riferimento (<250 U CARR). Questo dato riflette probabilmente il bilancio ottimale tra produzione ed eliminazione di specie chimiche reattive in questi soggetti, quale diretta conseguenza di un corretto programma di training. I dati attualmente disponibili, inoltre, indicano che il livello di ROM aumenta in seguito ad esercizio muscolare, rispetto ai valori basali, misurati a riposo.
Questa evidenza, probabilmente, e' l'espressione biochimica piu' tangibile dell'aumento dell'attivita' aerobica conseguente ad un esercizio fisico strenuo.
Tuttavia, i soggetti adeguatamente allenati mostrano valori del d-ROMs test piu' bassi di quelli abitualmente riscontrabili in soggetti non allenati, i quali, probabilmente, hanno un sistema di difesa antiossidante meno efficiente.
In tale contesto, e' interessante rilevare che i livelli di ROM si correlano direttamente con l'intensita' dell'esercizio eseguito. Infatti, i valori piu' elevati di d-ROMs test sono stati osservati dopo una gara ciclistica di gran fondo. Questi valori potrebbero indicare una condizione patologica oppure una scarsa capacita' di recupero dopo sforzo intenso ovvero un allenamento inadeguato.
Ancora degno di nota e' il fatto che gli atleti sottoposti a trattamento antiossidante mostrano una piu' rapida tendenza al recupero dei valori basali dopo sforzo.
In particolare, si e' visto che il trattamento con Deutrosulfazyme� (Cellfood�, Eurodream s.r.l., La Spezia) riduce del 25-27% i livelli di ROM, misurati mediante d-ROMs test, in atleti allenati. Deutrosulfazyme� e' un sistema colloidale la cui fase polidispersa contiene, in tracce, una miscela di solfato di deuterio, 79 minerali, 34 enzimi e 19 amminoacidi. L'elevata conducibilita' e la bassa tensione superficiale, accuratamente determinate in vitro, consentono ai principi attivi, sia per os che per via sublinguale (spray), un rapido assorbimento ed una biodisponibilita' ottimale, presupposto indispensabile per un'efficace azione biologica. Quest'ultima si traduce, attraverso l'effetto del solfato di deuterio, in un aumento della biodisponibilita' di ossigeno (come si evince dai test in vitro) e, attraverso l'azione combinata dei principi attivi antiossidanti (superossido dismutasi, catalasi, selenio, manganese, zinco, rame, arginina, cisteina, istidina, lisina e metionina) nell'efficace azione anti-radicalica osservata in vitro. Primo del suo genere, dunque, nell'attuale offerta degli integratori disponibili per lo sportivo, Deutrosulfazyme� si propone come un sistema in grado di fornire alle cellule ossigeno on demand: aumentarne la disponibilita' in caso di aumentata richiesta (ipossia) e contrastarne efficacemente gli effetti indesiderati (produzione di radicali liberi) in caso di eccesso dell'offerta (ischemia-riperfusione), eventi caratteristici del ciclo di attivita' di molti sport, quali la maratona. Proprio in quest'ultima, Deutrosulfazyme� si e' dimostrato efficace, rispetto al placebo, nel ridurre la frequenza cardiaca e quella respiratoria e di aumentare i livelli di emoglobina senza indurre alcun effetto doping.
Nel complesso, queste evidenze confermano che un trattamento specifico ed efficace puo' essere effettivamente importante negli atleti per compensare le alterazioni � create per effetto dell'intensa e/o prolungata attivita' fisica � fra produzione ed eliminazione di radicali liberi.
Queste ed altre osservazioni, inoltre, indicano che il d-ROMs test costituisce un metodo semplice ed affidabile non solo per prevenire e monitorare lo stress ossidativo ma anche per �personalizzare� i programmi di allenamento e l'integrazione antiossidante in tutti gli sportivi.
A tal proposito, occorre rilevare come i dati forniti da questo test si correlino in maniera inversa con quelli del TAS (Total Antioxidant Status, Randox, UK), a indicare che un'aumentata produzione di ROM negli sportivi e' spesso anche una conseguenza della ridotta efficienza della barriera antiossidante. Riguardo a questo aspetto, appaiono incorag-gianti i primi risultati ottenuti negli sportivi con il BAP test che, rispetto al TAS, offre il vantaggio di una migliore standardizzazione per la clinica routinaria e la possibilita' di valutare in maniera piu' specifica l'efficacia dei trattamenti antiossidanti In conclusione, poich� lo stress ossidativo e' responsabile di alterazioni funzionali e/o strutturali della cellula, che non risparmiano neppure il DNA, depositario dell'informazione genetica, e' di vitale importanza che chiunque pratichi con regolarita' ed impegno attivita' sportiva si sottoponga ad una valutazione globale dello stress ossidativo.
Questo obiettivo e' oggi a portata di mano dei medici sportivi e degli allenatori grazie ai nuovi sistemi analitici dedicati, quali il FRAS 4 ed il FREE che consentono di determinare �in tempo reale� ed in maniera estremamente precisa sia la produzione di specie reattive (d-ROMs test) che l'efficienza dei sistemi antiossidanti (BAP test). L'impiego di queste tecniche altamente innovative consente oggi di valutare se il regime di allenamento e' adatto e, eventualmente, mettere in atto misure correttive per ottimizzarlo, anche basate su miglioramenti dello stile di vita o su un piu' razionale impiego di integratori antiossidanti.
La medesima strategia, infine, puo' essere particolarmente utile allo scopo di ottenere un indice della condizione psico-fisica dell'atleta durante la fase di riposo o nel corso di una stagione di attivita' competitiva, dopo intensi sforzi fisici.
Infatti, un'alterazione del bilancio ossidativo (elevati valori del d-ROMs test e/o ridotti livelli del BAP test) potrebbe suggerire l'esistenza di una condizione sub-clinica di patologia in atto o una scarsa capacita' di recupero, sulla base della quale mettere in atto un programma di allenamento �tagliato su misura� per ogni singolo atleta. In questo programma possono certamente trovare adeguata collocazione integratori come Deutrosulfazyme� che oppongono al �paradosso sportivo� un �paradosso biochimico�: piu' ossigeno biodisponibile senza potenziale incremento dei livelli di radicali liberi.

Eugenio Luigi Iorio, MD, PhD
Presidente Comitato Scientifico Osservatorio Internazionale Stress Ossidativo, Parma





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